fbpx

Per una Firenze moderna, internazionale, attraente.

Tutti vogliono venire a Firenze.

Partiamo da qui per sviluppare una città vivibile e moderna, a beneficio dei cittadini e degli stranieri che dobbiamo saper attrarre non solo per il nostro passato ma anche per il nostro presente e futuro.

Il mio contributo può venire dalla mia esperienza internazionale, visto che ho lavorato per il Ministero degli Esteri in tutti questi anni.

Ma ancor più rilevante è forse il fatto stesso di aver lavorato all’interno della Pubblica Amministrazione, con un occhio sempre rivolto al miglioramento dei servizi ai cittadini.

Nei miei anni di servizio all’estero mi sono sempre stupito di due cose: di come l’immagine dell’Italia, complessivamente, sia negativa (a parte i monumenti, il cibo e il mare, che tutti amano) e di come invece Firenze goda di un incondizionato prestigio. Parlare male all’estero dell’Italia è normale. Gli stranieri fanno tranquillamente battute sul nostro Paese anche di fronte a noi italiani. Le facciamo anche noi su noi stessi, e quindi perché non dovrebbero farlo anche loro? Mi ha sempre stupito però come ciò sia considerato normale. Firenze, invece, viene in generale vista con grande ammirazione.

In quanto fiorentini, partiamo quindi con una marcia in più, e dobbiamo ringraziare i nostri antenati per aver tanto contribuito all’avanzamento della civiltà da creare il mito della Firenze quale “culla del Rinascimento”. Ancora oggi ne beneficiamo, con il rischio però di guardare solo indietro. Non c’è niente di peggio.

Dobbiamo invece guardare avanti e costruire il nostro futuro, forti del nostro passato. L’attrattività di Firenze ci può aiutare ad attirare cervelli e i capitali dall’estero, requisito indispensabile per risultare competitivi. La globalizzazione ha spostato il livello di competizione dal piano nazionale a quello planetario, e questo vale sia per gli Stati che per le singole realtà territoriali. Questa competizione ridisegnerà la mappa socio-economica del mondo: da una parte le realtà territoriali che si saranno spostate in alto nella scala del valore aggiunto, investendo in educazione, ricerca e cultura, creando la “società della conoscenza”; dall’altra quelle perdenti, che continueranno a produrre beni a bassa tecnologia e con un capitale umano scadente. Se riusciremo a creare un circolo virtuoso che ci promuova nella “Serie A” delle città europee, ne beneficeranno in primo luogo i nostri giovani, che potranno rimanere a Firenze non solo se hanno la fortuna di avere ereditato qualche attività di famiglia, ma anche se hanno delle idee nuove e se vogliono avviare nuove attività innovative.

Otto idee per Firenze

Scoprile cliccando sull’icona ‘+’

1. Legalità e immigrazione

Metto insieme questi due concetti. Sul secondo ho una qualche esperienza essendo stato il Direttore per le politiche migratorie del Ministero degli Esteri.

L’immigrazione va governata, non subita, anche perché siamo confrontati a un fenomeno globale e strutturale se si considera l’evoluzione demografica in Europa e in Africa. Si tratta inoltre di un fenomeno in sé positivo, visto che una società invecchiata come la nostra ha bisogno di nuove forze per alimentare il proprio apparato produttivo e sostenere il sistema pensionistico. Non dobbiamo poi scordare che una parte – forse piccola ma importante – dei migranti in arrivo proviene da paesi in guerra, fugge da carestie o comunque da situazioni di estrema povertà. Si impone quindi quella solidarietà che deve animare qualsiasi paese civile.

Un concetto cardine è però che la solidarietà va coniugata con la legalità.

Solidarietà significa accoglienza e integrazione. Quello dell’integrazione è lo scoglio più difficile, perché implica anche una buona dose di risorse e in una città come Firenze torna utile il tessuto sociale esistente, basato su una rete di associazioni no profit e di volontariato che va valorizzato. Dobbiamo favorire l’inserimento nel mercato del lavoro dei nuovi arrivati di cui il sistema economico ha bisogno. Dobbiamo però mantenere saldi i nostri principi costituzionali: da noi donna e uomo pari sono, i diritti dell’uomo sono il fondamento della nostra legislazione, la democrazia partecipativa è la base della nostra convivenza civile.

La legalità deve valere per tutti, per gli stranieri ma anche per gli italiani, come talvolta tendiamo a dimenticare.

  • Legalità per gli stranieri significa stabilire un serio rapporto di reciproca convenienza: accoglienza dal volto umano, a condizione che le regole vengano rispettate. Il “buonismo” che si risolve nel lassismo, nell’incapacità di gestire l’integrazione e nella tolleranza verso chi delinque, magari in nome del relativismo culturale, ha il solo effetto di alimentare campagne di odio.
  • Legalità per i cittadini italiani significa che dobbiamo pretendere da noi stessi il rispetto delle regole, rafforzando i controlli, motivando la Pubblica Amministrazione, ma anche stimolando la società civile a svolgere una funzione di sorveglianza. Il controllo sociale da parte dei cittadini è importante per impedire che la minoranza che viola le leggi rovini la piazza alla maggioranza silenziosa degli onesti. Dobbiamo quindi stimolare iniziative di controllo del territorio da parte dei cittadini, che non si sostituiscano alle forze dell’ordine, ma che aiutino queste ultime segnalando situazioni di pericolo o disagio.
2. Attività produttive

Firenze ha storicamente sviluppato un importante apparato produttivo nel settore industriale, che in termini di PIL vale più del turismo. Come per gli altri settori, anche nella difesa e valorizzazione di questa realtà occorre avere una visione, basata sui vantaggi comparati della nostra città.

Come altrove in Italia, il tessuto produttivo si basa su PMI che vanno accompagnate nella loro crescita. Una parte di esse ha superato la crisi ed è rimasta sul mercato aumentando la quota di esportazioni, mentre altre sono purtroppo condannate a scomparire. Una larga fascia si trova a metà strada, in un guado pericoloso, e stanno combattendo per sopravvivere. È su queste aziende che occorre concentrarci per accompagnarle verso una crescita strutturale e tecnologica che permetta loro di rimanere sul mercato. Gli strumenti sono quelli noti (fondi UE, formazione, leva fiscale, collaborazione con università e centri di ricerca).

Aggiungo la componente internazionale: dobbiamo attirare talenti e capitali dall’estero per far compiere quel salto dimensionale e tecnologico di cui numerose PMI hanno bisogno. Per vari anni, e soprattutto in questi ultimi anni a Berna, mi sono occupato di attrazione di investimenti in Italia e ho sviluppato una competenza e dei contatti che possono risultare utili.

La dimensione internazionale è importante anche per accompagnare la nascita di nuove imprese innovative. I fondi disponibili in Italia per l’assistenza alle start up non sono paragonabili a quelli dei nostri principali concorrenti europei. Dobbiamo fare uno sforzo per recuperare il divario cercando di attirare capitali stranieri per aiutare i giovani imprenditori. La formazione è anche importante e iniziative come il soggiorno all’estero presso università e incubatori sono anche da valutare.

3. Turismo sostenibile

Firenze non deve vivere di solo turismo, ma non possiamo ignorare che questo settore rimarrà sempre una priorità. Per evitare di “perdere la nostra anima” di fronte a flussi che sembrano travolgere le nostre tradizioni, il nostro tessuto sociale e il nostro centro storico, dobbiamo gestire meglio i flussi puntando sul turismo di qualità. Tutti lo dicono, tanto da apparire una banalità. Si tratta di perseguire davvero questo obiettivo con responsabilità, dimostrando che la politica può compiere scelte magari poco popolari nel breve periodo ma che pagano nel lungo.

La creazione di un ambiente pulito, di una legalità diffusa, anche dal punto di vista fiscale, è la premessa necessaria per posizionare Firenze nella fascia alta del segmento. È poi necessario sviluppare le infrastrutture congressuali (quale altra città ha un polo espositivo ricavato in una struttura rinascimentale come la Fortezza, a 500 metri dalla stazione?), potenziare l’aeroporto, ripensare il turismo di nicchia e quello naturalistico/sportivo, attirando turisti dal nord Europa.

4. Firenze internazionale

Attualmente, gli stranieri che vengono a Firenze per studiare lo fanno, quasi sempre, con lo sguardo rivolto all’indietro. Si studia la Firenze del passato, ed essenzialmente il nostro Rinascimento. Bisogna far sì che si possa venire a Firenze anche per studiare il presente e il futuro. Non è facile: per inserirci nel flusso della cultura contemporanea dobbiamo avere qualcosa da dire. Dobbiamo riuscirci perché è l’unico modo per evitare la città museo, regno di paninerie per turisti “mordi e fuggi”.

Vedo due strade da percorrere: la dimensione europea di Firenze e il recupero di un respiro internazionale.

Dimensione europea: me ne sono molto occupato negli anni (dal 2007 al 2011) in cui ho lavorato all’Istituto Universitario Europeo (IUE) di Fiesole, in qualità di Segretario Generale. Al tempo mi meravigliava constatare come l’IUE fosse un’entità poco conosciuta e distaccata dalla vita accademica, culturale e sociale della città. Si tratta invece di un’istituzione importante e dell’unica università autenticamente europea. A Firenze esistono inoltre gli Archivi storici dell’UE. Chi vuole studiare la storia dell’integrazione europea sui documenti originali deve venire qui. Esistono, poi, vari corsi di studi sui temi europei presso l’Università di Firenze e anche presso la James Madison University che ha una sezione in Oltrarno.

Firenze ha dunque una dimensione europea, che non era mai stata valorizzata. Per farlo, mi inventai nel 2011 il Festival d’Europa, una sette giorni di eventi sull’Europa con conferenze, stand in piazza Signoria dove si spiegava al cittadino come funziona l’UE, cicli di film, mostre e spettacoli. L’evento clou era la Conferenza sullo Stato dell’Unione che prosegue tuttora con cadenza annuale. Sia il Sindaco di allora, Matteo Renzi, che il vice Sindaco, Dario Nardella, accolsero con entusiasmo l’idea e, con l’assessore Cristina Giachi, ci mettemmo al lavoro per attuarla. Recuperiamo questa iniziativa che può contribuire a rimettere Firenze al centro del dibattito sul futuro dell’Unione e a rendere la nostra città un esempio di comunicazione dell’UE ai cittadini.

Questo humus europeo della città potrebbe essere il presupposto per sviluppare un pensatoio” (think tank) su temi europei, attualmente assente in Italia.

Dimensione internazionale. Se ripensiamo ai tempi del Sindaco La Pira, vengono in mente ricordi di una Firenze pulsante che costituiva un polo di attrazione per iniziative politiche e culturali di alto livello. La vocazione naturale di Firenze verso il mondo e la sua notorietà ne fanno il palcoscenico naturale per iniziative che la riportino al centro della politica internazionale. Inoltre, dovremmo mettere in rete, come parzialmente già fatto, le 40 università straniere presenti in città per iniziative di ampio respiro.

Qualche esempio concreto: l’IUE sta aprendo una scuola di formazione per i manager pubblici e privati sui temi della globalizzazione. È un’iniziativa da sostenere ed espandere. Facendo leva su di essa, Firenze potrebbe proporsi con altre iniziative di respiro internazionale per la formazione nella Pubblica Amministrazione (Master in Public Governance) o sui temi europei.

Nel settore del restauro abbiamo eccellenze assolute (si pensi all’Opificio delle Pietre Dure) pubbliche e private che potrebbero essere valorizzate per iniziative (corsi di formazione, congressi, centri di studio) che pongano Firenze al centro del dibattito sul restauro, sull’utilizzo dei beni storici, sul futuro dei centri storici.

5. Decoro e pulizia

Quando si arriva in Italia da altri paesi europei (pensate a me che venivo dalla Svizzera) si ha spesso un’impressione di sciatteria, di una certa sporcizia e di infrastrutture fatiscenti. Lasciamo questo ultimo aspetto e concentriamoci su pulizia e decoro.

Per decoro urbano si intende non solo la pulizia ma anche l’aspetto generale degli spazi pubblici, il clima di legalità e molto altro. In questo settore ho una esperienza di cui vado particolarmente fiero: insieme a un gruppo di amici ho fondato nel 2009 un’associazione (Associazione via Maggio), un gruppo di persone motivato e di riferimento del territorio il cui scopo sociale è la cura del decoro e il recupero delle tradizioni del quartiere di Oltrarno, dove vivo. Una delle azioni principali che abbiamo intrapreso è la lotta alle scritte vandaliche che tanto contribuiscono a creare quell’immagine di sciatteria che affligge parti della nostra città. Abbiamo iniziato a rimuovere le scritte a nostre spese, convinti che solo l’immediata rimozione possa far desistere gli autori. Dato che operavamo (e operiamo) in un contesto storico, abbiamo sottoscritto un protocollo con la Soprintendenza di Firenze per definire una procedura tecnica di rimozione delle scritte da edifici storici in modo da evitare di dover presentare una domanda tutte le volte. Possiamo dire, a distanza di anni, che il fenomeno delle scritte vandaliche nella zona di Santo Spirito si è molto ridimensionato. Le ultime operazioni che abbiamo fatto sono la rimozione delle scritte vandaliche dal Ponte Santa Trinita e dal greto dell’Arno, sotto Lungarno Guicciardini.

Cosa insegna questo esempio? Che occorre coinvolgere la cittadinanza nella creazione di un ambiente più pulito dove è bello vivere e nel quale gli stranieri vengono volentieri. Il Comune deve impegnarsi in prima persona, con iniziative come la Fondazione Angeli del Bello, che è un esempio virtuoso. Dobbiamo però anche stimolare iniziative dal basso come quella dell’Associazione via Maggio. Riappropriamoci degli spazi, adottiamo un quartiere, una strada, anche solo una panchina. Con uno sforzo collettivo, in una città dal ricco tessuto civile, potremo vincere la sfida del decoro e anche quella della legalità. Per me è una priorità assoluta per la quale combatto da anni – come spiegato prima – e per la quale intendo impegnarmi in caso di elezione.

6. Buona amministrazione

Avete provato a telefonare in Comune per avere un’informazione? I vigili urbani vigilano veramente? Se chiedete qualcosa ad uno sportello del Comune, vi viene risposto con cortesia e competenza? Quali sono i tempi della Pubblica Amministrazione (PA), e la qualità dei servizi prestati?

Se vogliamo modernizzare il Paese e la nostra città dobbiamo a mio avviso cominciare dalla PA. In questo settore sarebbe facile dare risposte semplici o peggio ancora populiste. In Italia e a Firenze ci sono tante cose che funzionano. Tanti dipendenti del Comune si impegnano e fanno del servizio al cittadino una ragione di vita. Complessivamente, però, c’è ancora molto da fare e vorrei dare il mio contributo, in caso di elezione, a tal fine. Sono 30 anni che cerco di contribuire al buon funzionamento della PA e da quando ho assunto funzioni dirigenziali cerco con costanza di pretendere dai miei collaboratori di ripensare il proprio ruolo per fornire servizi migliori ai cittadini. Penso di poter dire che, anche grazie al mio lavoro, in Svizzera i servizi consolari per i 650.000 cittadini italiani ivi residenti siano migliorati. Ad esempio, a Berna rilasciamo immediatamente i passaporti (“a vista”).

Sono fermamente intenzionato a proseguire questo mio impegno nel Comune di Firenze, con due parole d’ordine: meritocrazia e spirito di servizio verso il cittadino/utente che, con le sue tasse, paga lo stipendio dei dipendenti pubblici.

7. Firenze smart city (città della conoscenza e dei servizi digitali)

Un breve riferimento storico. Il rinascimento non è importante solo dal punto di vista artistico. È importante perché è stata la prima pietra del mondo moderno e della cultura scientifica. Non a caso, grazie all’humus culturale della Firenze medicea ha prosperato il genio di Galileo Galilei, il fondatore della scienza moderna. Ora i tempi sono cambiati e non torneremo a un simile ruolo di leadership. Ma possiamo almeno provare a sfruttare il nostro passato e l’attrattività della città per fare di Firenze una “città della conoscenza“, che attrae “cervelli” e incentiva attività ad alto valore aggiunto e alto contenuto scientifico e tecnologico.

La globalizzazione assegna delle specializzazioni e dobbiamo posizionarci in alto nella scala del valore aggiunto, sia per considerazioni di natura culturale che economiche. All’inizio di questo secolo l’Unione Europea lanciò la cosiddetta “Strategia di Lisbona” destinata a fare dell’Europa l’economia più competitiva al mondo, attraverso varie misure fra cui il raggiungimento dell’obiettivo di investire in ricerca e sviluppo (R&S) almeno il 3% del PIL. In Italia solo Torino si è avvicinata a tale obiettivo, mentre in Europa tante città ce l’hanno fatta e hanno scalato la classifica della qualità della vita e del benessere. Vogliamo provarci anche noi?

Per farlo dobbiamo saper incentivare le tante iniziative dal basso che nascono in città; dobbiamo migliorare gli incubatori, convogliare finanziamenti nazionali ed europei, attrarre cervelli e finanziamenti dall’estero.

Smart city significa anche servizi al cittadino. Sono tanti i settori nei quali le applicazioni digitali aiutano a rendere una città smart: traffico, rifiuti, car sharing, energia verde. Il Comune è già fortemente impegnato in questa azione. Facile a dirsi, meno a farsi anche perché occorrono soldi. Se Firenze diventerà “città della conoscenza” sarà tutto più facile.

Oltre a parlare di Smart city occorre iniziare a ragionare in termini di Smart citizen. Per farlo dobbiamo ribaltare la prospettiva. Invece di iniziative calate dall’alto, occorre stimolare i cittadini a farsi promotori di iniziative bottom-up. Una città dal tessuto civile avanzato come Firenze può porsi all’avanguardia in questo settore. In molti dei settori che ho trattato (università, legalità, accoglienza, decoro) vi sono molte iniziative che potrebbero venire dal basso. L’Amministrazione Comunale deve stimolarle, dimostrare di essere aperta alla voce dei cittadini e disposta a realizzare le iniziative meritevoli. Così facendo riusciremo a mobilitare per finalità di progresso collettivo la tradizionale vitalità della cittadinanza fiorentina.

8. Mobilità e infrastrutture

La qualità della vita e l’attrattività del territorio dipendono in misura non trascurabile da questi fattori. Nessuna città si può dire competitiva senza collegamenti con l’esterno e senza una mobilità efficiente e a basso impatto ambientale.

Le Amministrazioni passate hanno puntato molto sulla “cura del ferro“: tramvie, passante ferroviario, nuova stazione. Tutte opere che consentono una mobilità pubblica alternativa all’auto, da completare e valorizzare. Occorre anche puntare sulle due ruote, a pedali o con motore elettrico. Una città relativamente piccola e pianeggiante come la nostra deve diventare il regno della bicicletta. Per farlo occorre puntare sulla piste ciclabili, sul bike sharing e gestire meglio le rastrelliere, proseguendo l’azione di rimozione dei “ruderi” di bici che le rendono inutilizzabili.

Una città come Firenze – che vogliamo capitale mondiale del turismo e attrattiva – non può non avere un aeroporto. Mi appassiona poco la disfida fra Firenze e Pisa. Sono due alternative valide con pro e contro. Il problema è che la politica non ha scelto per anni. Da qualche anno si è scelta l’ipotesi di Firenze e tornare indietro significherebbe perdere anni/decenni, rimanendo tagliati fuori dalla impetuosa crescita del traffico aereo e mantenendo la nostra città nel ruolo di tappa intermedia, e quindi secondaria, nel tour classico Roma-Firenze-Venezia. Non si tratta solo di perdere flussi turistici in termini quantitativi ma anche qualitativi. Il turismo più remunerativo, quello congressuale e di alto livello, può essere fortemente incentivato da un aeroporto cittadino efficiente.

La tua esperienza, le tue scelte: massimo rispetto.

La tua privacy prima di tutto. I dati che raccogliamo (cookie) ci permettono di capire come utilizzi il nostro sito, quali informazioni ti potrebbero interessare e cosa possiamo migliorare per rendere più coinvolgente la tua esperienza di navigazione.

Possiamo raccogliere e utilizzare i dati per offrirti un'esperienza personalizzata?

Privacy Settings saved!
Impostazioni

Quando visiti un sito web, esso può archiviare o recuperare informazioni sul tuo browser, principalmente sotto forma di cookie. Controlla qui i tuoi servizi di cookie personali.

Questi cookie ci permettono di contare le visite e le sorgenti di traffico per poter migliorare le prestazioni del sito.

  • _gat_gtag_UA_49127342_36
  • _ga
  • _gid

Rifiuta tutti i Servizi
Accetta tutti i Servizi

Pin It on Pinterest

X